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L'alternanza dell'onda T: Un nuovo metodo per individuare i pazienti a rischio di tachiaritmie ventricolari maligne
| Content Provider | Semantic Scholar |
|---|---|
| Author | Pedretti, Roberto F. E. Braga, Simona Sarzi Laporta, Antonio Vaninetti, Raffaella Picozzi, Anna Cattadori, Gaia Marangoni, Daniele |
| Copyright Year | 2002 |
| Abstract | La morte cardiaca improvvisa rappresenta ancora un importante problema di salute pubblica, ed è ben noto come la sua più comune causa sia una tachiaritmia ventricolare maligna quale la fibrillazione ventricolare (FV) o la tachicardia ventricolare (TV) sostenuta. Il defibrillatore impiantabile rappresenta una terapia realmente efficace per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa secondaria a tachiaritmie ventricolari; tuttavia trattasi di un intervento ancora non applicabile su larga scala e da somministrarsi pertanto a sottogruppi selezionati di pazienti ad elevato rischio aritmico tale da giustificare una terapia invasiva e ad elevato costo. Il problema clinico principale nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa non è quindi attualmente rappresentato dalla scelta o dalla disponibilità di una terapia efficace, bensì dal fatto che non si è ancora in grado di selezionare accuratamente i soggetti candidati a tale trattamento. Molti test diagnostici ed indicatori di rischio sono stati usati a tale scopo: la frazione di eiezione del ventricolo sinistro, l’ECG dinamico secondo Holter per valutare l’attività ectopica ventricolare ed eseguire l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca, il “signalaveraged ECG” per la ricerca dei potenziali tardivi ventricolari, il test alla fenilefrina per la stima della sensibilità barorecettoriale ed infine l’inducibilità della TV sostenuta allo studio elettrofisiologico1. Nessuno di questi test o indicatori può comunque essere usato singolarmente per predire la prognosi; inoltre, anche quando essi vengono utilizzati in combinazione per incrementare il valore predittivo positivo, l’anormalità di due o più di questi si associa ad una percentuale ancora relativamente contenuta di eventi aritmici nel successivo follow-up, approssimativamente non superiore al 3040%. Ancora, molte delle informazioni cliniche sulla stratificazione del rischio di morte cardiaca improvvisa riguardano pazienti sopravvissuti ad un recente infarto miocardico, pertanto esse non sono applicabili sic et simpliciter ad altre categorie di soggetti quali quelli affetti da cardiopatie non ischemiche e scompenso cardiaco congestizio, nei quali sono disponibili solo limitate informazioni in letteratura. È stato recentemente sviluppato un interessante nuovo approccio per l’identifica |
| Starting Page | 170 |
| Ending Page | 177 |
| Page Count | 8 |
| File Format | PDF HTM / HTML |
| Volume Number | 3 |
| Alternate Webpage(s) | https://giornaledicardiologia.it/r.php?a=8641&f=allegati/00767_2002_02/fulltext/02-02_05+170-177.pdf&l=11731&v=767 |
| Language | English |
| Access Restriction | Open |
| Content Type | Text |
| Resource Type | Article |